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>Essere i primi della classe significa essere primi nella vita?

02 Ott

>Sto ascoltando su radio1, frequenza 87.50 a Roma, e si sta discutendo con l’esperto/a di turno e Enrico Ruggeri su un quesito amletico…chi è il primo della classe a scuola è anche primo della classe nella vita?

C’è un errore di fondo secondo me…che con gioia ho notato non appartenere solo ad un mio pensiero.
Leggendo il blog di cambiamondo mi sono ritrovato pienamente con un mio concetto basilare,elementare direbbe qualcuno…

Partendo dal concetto base, per cui i voti scolastici rimangono arbitrari e non esiste nessuna proporzione tra uno o l’altro soggetto, come si fa a dare un voto ad un alunno?
O meglio su cosa lo si valuta?Su una lezione imparata a memoria o se non proprio a memoria impata solo per fare l’interrogazione di turno senza lasciare traccia futura?

Perchè in effetti, tralasciando ogni demagogismo è di questo che si tratta…Gli alunni, i futuri cittadini immersi nella società del lavoro, come si fa a coinvolgerli in lezioni tediose, privi di attualità, di partecipazione ,di interazione…?

Non si fa altro che alternare riforme, inconsistenti, privi di verifiche sul campo del quale gli stessi insegnanti sono stufi e insoddisfatti, privi di creatività comunicativa…

Il ruolo di un insegnante è in primo luogo quello di comunicatore (dal latino COMMUNICARE ovvero far partecipe altri di una cosa) ma se invece il ruolo di insegnare significa solo passare dati da un punto A ad un punto B senza certificare “come” questi dati sono stati recepiti, significa che quello su cui si valuta è solo “quanti” (e non “come”) dati sono riusciti a passare dal punto A al punto B.

Molti di voi risponderanno allora, “ma come si dovrebbe valutare?”…I modi alternativi sarebbero tanti, quali ad esempio prove di gruppo, anzichè interrogazioni(del quale non esiste nessun criterio di valutazione).

Le prove di gruppo sarebbero molto più interessanti e soprattutto interattive per gli studenti anzichè l’interrogazione, servirebbero per far capire che non interessa differenziare uno piuttosto che un altro alunno, ma che esiste la cooperazione, concetto quest’ultimo sottovalutato ma molto importante per una società…

Ci si abitua fin dalle scuola a far bene per se stesso, creando confusamente un concetto egoistico e poco produttivo nella società futura.

Prendere 10 in un interrogazione non dovrebbe aver valore se poi questo “10 ” andrà a rapportarsi nella società con mille “4” e non riuscirà a rapportarsi…

Essere bravi(ammesso che il10 attesti la preparazione) per fine a se stesso, non ha valore in una società complessa dove l’interazione e la condivisione sono all’ordine di una società civile.

Oltretutto la differenziazione attraverso una valutazione individuale crea discrepanze”virtuali” tra i futuri “cittadini del mondo”.

Se invece si imparasse, già a scuola, a saper cooperare, saper condividere, saper “interagire” forse sarebbe più produttivo che un “insignificante” quanto “svalutato” 10 in pagella…

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