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>Strumenti di condivisione (anche) per la scuola

25 Mag

>Da un pò di tempo segue meemi.com, microblogging all’italiana(e questa volta non è connotativamente negativo il termine). Lo strumento del microblogging è interessante per la velocità di trasmissione e feedback di dati, ma soprattutto per la relativa facilità di utilizzo ed interattività.
Meemi.com ha il plus valore, rispetto alle altre forme di microblogging, di poter integrare non solo testo ma anche video. Per di più permette la convergenza di altre piattaforme tipo hellotxt.com.

Lo strumento penso abbia un altissimo potenziale anche nell’utilizzo scolastico. Usato per scambio di comunicazioni docente-alunni ed alunni-docenti, per approfondimenti di spiegazione.


Dobbiamo abituarci a concepire la scuola non come “l’edificio scolastico”.
La scuola è prima di tutto scambio di conoscenza, condivisione di conoscenza, e se finora i mezzi per far ciò erano i libri adesso esistono ottimi integratori ai libri.

La scuola va oltre le mura scolastiche, la scuola non è un “tempo finito” dettato dalla campanella d’entrata e di uscita.

Potrebbe essere un modo per coinvolgere l’attenzione dei ragazzi.
Già adesso i ragazzi utilizzano piattaforme come MSN e messaggistica istantanea per scambiarsi compiti, ma l’uso è finalizzato a “fregare l’insegnante”.

Se provassimo a rovesciare il concetto. Se il docente entra nel flusso di azioni virtuali, da supporto alla conversazione, fa parte della generazione di conoscenza, magari si avrebbe un ritorno maggiore. In quel caso infatti il docente potrebbe essere uno di loro, nel senso che anche lui in rete avrebbe bisogno di acquisire conoscenza, chiedendo aiuto ai suoi alunni.

Vi lascio con l’ottima presentazione di meemi.com

trasmesso anche da catepol

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2 commenti

Pubblicato da su 25 maggio 2008 in A scuola con i blog, meemi, scuola 2.0

 

2 risposte a “>Strumenti di condivisione (anche) per la scuola

  1. catepol

    25 maggio 2008 at 2:51 pm

    >eccomi, scusa se non ho commentato nell’altro post commento del mio post…vabbè che giro…secondo me i docenti dovrebbero cominciare davvero a parlare la lingua dei ragazzi e a spiazzarli. Nel senso che fino a che pensano di avere in mano strumenti per fregare l’insegnante, e quindi fino a che i ragazzi ritengono il prof ignorante proprio perchè non capisce loro cosa fanno, come comunicano, cosa si passano via chat o tramite i telefonini ecc. non c’è dialogo (e forse per alcune cose non c’è rispetto dei ruoli).Se tu insegnante li spiazzi, mettendo su strumenti di CMC e pretendendo che li utilizzino per studiare, per mandare qualcosa al docente ecc. Se tu docente fai capire che sai esattamente quello che dici e quello che fai con internet e telefonini…gli studenti li spiazzi.Perchè è facile dire fate una ricerca e ricevere 20 copie identiche della pagina di wikipedia relativa. E’ facile per loro dico.Prova ad immaginare un docente che chiede tassativamente (e banalmente) 5 slides di powerpoint che spieghino un tal argomento agli altri.Bè per fare 5 slides si devono fare il mazzo, attivare processi di apprendimento, sintesi, comprensione, comunicazione, tecniche varie.Ecco questo è spiazzarli. Chiedere di usare il pc non per fregarti ma per fare qualcosa di cui tu insegnante sai esattamente il funzionamento (e quindi sei capace di sgamare chi copiaincolla e chi non pensa).Arrivo al discorso microblogging. Utilissimi per fare didattica con gruppi piccoli. Mi sa che ne scrissi anche un post. Ne riparliamo e approfondiamo.Ma ripeto, il docente deve conoscere gli strumenti per proporli e non essere succube delle 4 tecnologie usate, male, dai ragazzi.

     
  2. studentefreelance

    25 maggio 2008 at 3:00 pm

    >”Ma ripeto, il docente deve conoscere gli strumenti per proporli e non essere succube delle 4 tecnologie usate, male, dai ragazzi.”Pienamente d’accordo…Bisogna far parte del cosiddeetto “activity system” per poter sperare in un apprendimento genrativo e non un apprendimento “appiccicaticcio”

     

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